in Genitori e figli

Tutta colpa dei maschi?

  • 7 marzo 2018
  • By elise
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Tutta colpa dei maschi?

Questo non è un paese per donne, dicono. Questo non è un mondo per donne, dicono. I maschi hanno la vita più facile, dicono. Maschio? Un altro? Ce n’era proprio bisogno? dicono ancora. Prima di condannare: vedi di insegnargli a diventare uomo. Vedi di insegnargli a prendere le sue responsabilità. Vedi di insegnargli a far il padre. Vedi di insegnargli a NON essere come gli altri.

Io sono sempre stata del parere che “l’odio richiami l’odio”. E che il vero colpevole non sempre sia quello più scontato.

Per lavoro e per diletto sono molto attiva sui social. Passiva anche molto spesso. Mi piace leggere i molti interventi sui più grossi gruppi di Facebook perché che lo vogliamo oppure no, rispecchiano molto spesso il pensiero comune. Ho aspettato a scrivere questo post perché per numerose volte ho pensato “mica tutti la pensano così”, “potrebbe essere un’eccezione” o ancora “magari sono strana io”.

Ma dopo il decimo dibattito sull’argomento ho pensato di dire la mia. Là, ovviamente, ma anche qui, sulla mia piazza virtuale. Oggi la maternità non ha più età. Oppure sì, l’età ce l’ha, e ne ha due. Oggi i figli si fanno in età più avanzata di quella delle nostre mamme, delle nostre nonne (progresso aiutando e carriera spesso messa al primo piano) oppure in era precoce non tanto anatomicamente parlando quanto per tutto il resto.

Sono sempre di più le storie di donne giovanissime, incinte e/o già mamme, che cercano di crearsi una famiglia a tutti i costi colmando un vuoto. Bambini usati come colla per tenere unita una famiglia che proprio famiglia non è. Bambini usati per “tenersi un uomo” in una situazione precaria e di certo immatura. Pochi giorni fa leggevo “forse un altro bambino potrebbe fargli capire che la sua famiglia siamo noi? Potrebbe farlo tornare da me?”

Stiamo parlando di “coppie” di vent’anni quando a vent’anni le uniche preoccupazioni che si dovrebbero avere sono gli esami da preparare, il futuro da costruire con base solide, e al massimo, il film da vedere il venerdì sera.

 

Giusto l’altro ieri ho letto questo messaggio:

“Ho vent’anni e sono mamma di un bambino di 18 mesi e incinta del secondo. Ultimamente il mio compagno sembra distante, sempre arrabbiato, frustrato. Sta diventando sempre più nervoso e ce l’ha sempre con me per averlo messo in questa situazione. Viviamo dai miei genitori ma l’altra notte mi ha detto di andare a casa dei suoi. Ho poi saputo che fosse uscito la sera con la sua compagnia di amici. Mi devo preoccupare? Vorrei tanto che capisse che ora è padre e deve essere responsabile e capire che la sua famiglia siamo noi. Voi mamme di maschi come pensate di fare per educare i vostri figli ad essere padri responsabili?”

Inutile precisare credo, che tutti i messaggi di risposta sottolineavano il fatto che sì, “gli uomini sono stronzi”, che bisogna insegnare ai maschi a trattare bene le donne, a diventare padri responsabili, a dar tutto per la propria famiglia.

 

Educare maschi o femmine cambia davvero?

In quanto mamma di maschio io credo di avere una responsabilità. Una grande, grandissima responsabilità nell’insegnare lui a rispettare le donne, quanto dovrà rispettare anche gli uomini. Voglio insegnare lui a rispettare gli altri quanto dovrà rispettare sé stesso. A pensare con la propria testa, a vivere la sua vita al 100% e a imparare a far le scelte giuste. Che sia farsi una famiglia presto, oppure viaggiare, studiare all’estero, sperimentare, e perché no, collezionare le storie prima di stabilizzarsi per davvero.

In quanto mamma di femmina invece credo di avere la stessa identica responsabilità. Una grandissima responsabilità nell’insegnare lei a rispettare sé stessa. A rispettare il proprio corpo. Riflettere sempre prima di ogni cosa. Rispettare sé stessa ma anche gli altri. Donne e uomini. A far le scelte giuste, al momento giusto. Rispettare sé stessa anche nella scelta della persona che vorrà accanto. Che sia un uomo oppure no non importa. Ma dovrà rispettarla e questo rispetto dovrà essere lei ad esigerlo.

Questo per dire banalmente che no, non credo che le mamme di maschi abbiano più responsabilità delle mamme di femmine. E fermamente non credo che nessuno dei due dovrebbe ritrovarsi in una situazione del genere. Credo che una famiglia si costruisca col tempo e su base solide. Non credo che sia giusto fuggire davanti alle responsabilità, ma credo che queste responsabilità vanno prese e decise insieme prima. Credo che a vent’anni un uomo e una donna debbano impegnare il proprio tempo a mettere su solide basi per un futuro sereno anziche che cercare di incollare i cocci.

E credo che questo, tutto questo, dipenda dall’educazione e dei valori ricevuti sin da bambini.

Credo sia ora di smettere di cercare il colpevole a tutti i costi. Perché il vero colpevole non ha per forza sempre lo stesso sesso, lo stesso genere.

Educare i bambini per educare il mondo

Cerchiamo invece di insegnare ai nostri figli che fare un figlio non è un gioco né una scommessa. Che mettere al mondo un bambino è una responsabilità. Una responsabilità grande. Che un figlio non serve a creare una famiglia, ma viene solo ad integrare una famiglia che già c’è.

Se una ragazza madre si ritrova sola a crescere un bambino, dobbiamo per forza attribuire la colpa al maschio che l’ha messa incinta?

O al contrario possiamo esonerare lui di ogni responsabilità perché “non si sa mai”?

Il dibattito potrebbe davvero continuare all’infinito perché su questo argomento potrei continuare a scrivere per ore.

E ho scelto di parlarne oggi. Oggi 8 marzo, in occasione della festa della donna. Questo perché credo che in occasione della festa della donna, dovremmo riflettere tutti sul concetto dell’essere donna. Sui diritti delle donne e anche sui loro doveri.

Sul rispetto. Rispetto da ricereve e rispetto da dare.

Su quella violenza sulle donne che deve essere fermata. Fermata a monte. Da quelle stesse donne che accettano fin troppo.

Agli uomini insegnamo che una donna non va toccata nemmeno con un fiore.

Alle donne insegnamo di pretendere. Pretendere tutto ciò che dovrebbe invece far parte della normalità. Perché il cambiamento parte anche da qui.

 

 

 

By elise, 7 marzo 2018
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