in Genitori e figli

Cosa mi avranno lasciato le vacanze

  • 23 agosto 2017
  • By elise
  • 2 Comments
Cosa mi avranno lasciato le vacanze

Fino a poco, a pochissimo fa, le vacanze avevano per me una logica ben precisa. Riposo si ma neanche troppo. Sole, sdraio e olio di cocco. Mare, piscina e ore piccole. Poi sono diventata mamma e non capivo come mai alcuni miei coetanei rivoluzionavano così tanto la loro vita una volta diventati genitori. Poi sono diventata bis mamma e ho capito. Eccome se ho capito.

Prima di partire in ferie ironizzavo con un’amica sulle vacanze con i bambini.

Vai in spiaggia. Spalma la crema. È già ora di tornare su…

Senza parlare dell’occorrente per la spiaggia…

Giochi, secchielli, crema, merenda, cambio, teli mare, braccioli, gonfiabili, occhiali da sole. Acqua. Telefono. Chiavi della camera.

Poi appena finisci di installare il tutto, ti serve un pannolino. Sì proprio quello che hai dimenticato su in camera.

Queste vacanze le attendevo con ansia. Immaginando lunghi bagni in mare, e tanto relax sulla sdraio. E poi ho dovuto ridimensionare le aspettative.

Anzi no.

Arrivata ad un certo punto ho preso coscienza che quello che forse non andava in tutto ciò era proprio la mia visione distorta della realtà.

E se godersi le vacanze significasse altro?

Ho lasciato dietro alle spalle ogni finta speranza di relax idilliaco. Abbiamo stilato con lui un piano equo di gestione della nanna pomeridiana per Jules. Un giorno io, un giorno tu.

Non ho sguazzato felicemente in acqua ne ho nuotato mai in santa pace.

Ho invece corso tanto sul bagnasciuga. Ho saltato tra le onde. Sopra. Sotto. Ho schizzato acqua a destra e sinistra. Ho pure cercato (difficilmente) di domare un unicorno selvatico.

Non mi sono mai sdraiata al sole. Però ho costruito castelli di sabbia. Fiori di sabbia. Pesciolini di sabbia.

Quando mi è capitato di sdraiarmi (metà al sole, metà all’ombra) per quei cinque minuti di tranquillità, ho sempre tenuto almeno un occhio aperto. Trovato Jules ovunque (Wally sei un dilettante).

Non ho ancora imparato la coreografia di Despacito. Ma “socu socu baci baci” che poi in realtà è “soco soco, bate vira” non ha più alcun segreto per me. A qualunque velocità.

Ho capito che il caffè espresso deve essere stato ideato da una mamma con un figlio di 22 mesi.


Ho invidiato il sedere perfetto della nostra vicina di ombrellone. Poi si è girata e ho capito che “giustizia c’è, grazie al cielo!”

Ho comprato una rivista e non sono riuscita a leggerla per intero. Ma so vita, morte e miracoli di tutti i bagnanti di Silvi Marina. E sto ancora indagando sulle due coppie vicine di tavolo. Potessi farlo, creerei una sitcom.

Non ho fatto sport, ne corsa mattutina ne yoga ne gag ne acquagym… ma ho raccolto conchiglie. Tante conchiglie. E ho corso. Corso ovunque. Non a caso, Jules avendo un nome impronunciabile per la maggiore, è stato rinominato “il bambino che corre sempre”

Avevo immaginato cocktail a bordo piscina. Avevo anche infilato la piastra per i capelli. Invece ho sempre lasciato i capelli asciugare all’aria… e il massimo dello sballo che ci è stato concesso è stato un amaro al bancone del bar (dell’albergo) mentre Sophia spingeva il fratellino nel passeggino, girando in cerchio al suon di “manca poco? Mamma hai finito di bere?”

Abbiamo prenotato in un albergo che prevedeva anche degustazioni serali. Noi invece in camera alle 21,30/22, tutti a nanna davanti a karate kid.

Lui non ha perso occasione di ironizzare sulla situazione “ma guardati… con questo vestito scintillante per andar su in camera alle nove e mezza…”

ah. ah. ah.

Abbiamo archiviato (per il momento) in momenti a due. Il tempo dedicato alla coppia e basta. Niente cenetta romantica ne lunga conversazione. Però abbiamo riso. Abbiamo riso molto. Ci siamo divertiti. E ci (almeno per quanto mi riguarda) ha fatto un bene immenso.

Queste vacanze a me sono servite tantissimo. E non per il relax (per quello ne servirebbe un’altra).

Mi è servita a capire che ogni tanto bisogna staccare. Ma staccare per davvero. Per prendere il tempo.

Prendere il tempo di lasciar riposare i bambini.

Prendere il tempo di annusare i loro capelli.

Prendere il tempo di dedicarci completamente a loro, corpo e anima.

Prendere il tempo di ascoltarli.

Prendere il tempo di guardarli dormire (e fotografarli per ricordarcelo sempre).

Prendere il tempo di giocare a palla.

Prendere il tempo di giocare.

Prendere il tempo di lasciarsi andare. Ridere a scquarciagola. Inventare canzoni stupide.

Pensare.

Prendere il tempo di capire quanto tutto non sia più faticoso, meno rilassante, ma semplicemente diverso.

Prendere il tempo di goderci ogni minimo istante e secondo.

Prendere il tempo di imparare a goderci una vacanza a misura di bambino. A misura di famiglia.

Prendere il tempo di staccare la spina per davvero.

Ah. Ho anche (finalmente) cambiato lo sfondo del mio cellulare. Accettando che i miei figli crescano, rendendomi conto che non siano più due neonati e apprezzandolo. Perché non c’è cosa più bella del poterli guardare crescere.

By elise, 23 agosto 2017
  • 2
Invecchiare è...
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2 Comments
  • Alessandra
    28 agosto 2017

    Ah quante verità amica bella! E ora si rientra…

    • elise
      28 agosto 2017

      Grazie!!! Già… l rientro è un po’ difficile. O meglio… un po’ malinconico. Ma mi concentro sul bello che ci porterà (per forza) questo nuovo anno. E intanto penso a qualche viaggio da fare insieme!

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