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Scuola materna e primaria: come scegliere?

  • 1 febbraio 2018
  • By elise
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Il count down per la scelta definitiva della scuola (nel nostro caso materna ed elementare) sta quasi per finire. Febbraio è il mese delle iscrizoni e nonostante potrebbe sembrare semplice ebbene no, non lo è affatto. Scegliere la scuola giusta per i propri figli è importantissimo e per farlo andrebbero valutate alcune caratteristiche: vicinanza e comodità, presenza o meno di eventuali amici e qualità dell’insegnamento.

Come ci era già capitato per la scelta della scuola materna, quello che oggi ci, mi frena è chiaramente il fattore linguistico. Nonostante i miei figli siano perfettamente bilingue (da quando sono nati sanno che con mamma si parla in francese, con papà in italiano, e così via con i rispettivi nonni francesi e italiani) inutile nascondere che il fattore grammaticale mi preoccupa un po’. “Che problema c’è, glielo insegnerai tu!” mi dicono in tanti. Ma non è così semplice. Sfido chiunque a provare ad insegnare la propria lingua. Non a caso, insegnare, essere insegnanti o professori è un lavoro (ma va?) e non si può improvvisare.

Mi sembra giusto e doveroso puntualizzarlo, e credo che molti per l’appunto, dovrebbero ricordare che insegnare, può anche essere essere una vocazione ma è prima di tutto un lavoro per il quale si studia. Sì sì. Ma ci torneremo dopo.

Messa da parte la questione lingua (Sophia farà corsi extra organizzati dall’ambasciata francese durante il week end), ho dovuto fare i conti con un altro (per me) grande problema: l’insegnamento della religione cattolica. Perché sì, nonostante per anni è stata chiamata vagamente “ora di religione” si tratta a tutti gli effetti di religione cattolica. Insegnata da una catechista.

Religione a scuola sì o no?

Ho letto molti pareri ultimamente riguardo alla religione a scuola nonché a “battesimo sì, battesimo no?” per i più piccoli. Decisione che spesso va ad abbracciare o a scontrarsi con la volontà dei nonni oltre che quella dei genitori. Come lo sapete ormai, io sono cresciuta in Francia dove la scuola pubblica si deve obbligatoriamente di essere assolutamente LAICA. E questo è un valore al quale sono particolarmente legata perché lo trovo giusto, a prescindere dalla propria fede.

Credo fermamente che insegnare la religione non sia compito della scuola a patto nel caso, di insegnare TUTTE le religioni, facendo appello in questo caso ad un insegnante che non sia “di parte”. Insomma cultura generale sì, orientamento verso una religione, no. E non perché non va bene. ma perché questo dovrebbe essere gestito al di fuori del percorso scolastico.

A mio avviso non deve essere compito della scuola insegnare una religione in particolare proprio perché, sempre secondo me, questo andrà poi a scontrarsi con alcune verità trasmesse dalla scuola a livello scientifico e storico. Come “banalmente” la creazione del mondo.

Dio o Big Bang?

Purtroppo tutte le scuole pubbliche italiane essendo “munite” di ora di religione cattolica senza la minima valida alternativa (in questo caso si viene spesso data una vaga spiegazione di quello che potrebbero fare i pochissimi alunni esenti durante quest’ora alla quale partecipa il 90% della classe), abbiamo scelto di sorpassare su questo “problema” scegliendo comunque e in ogni caso la scuola pubblica italiana, che nonostante le tante critiche è davvero molto valida.

Scuola primaria: i motivi della scelta

Ho sempre desiderato per i miei bambini una scuola che potenzialmente potesse offrire molto. Una scuola dallo sguardo internazionale anche se non lo è. Apertura mentale, voglia di sperimentare e di aggiornarsi sempre per garantire ai bambini un’educazione fresca e al passo con i tempi per me è fondamentale. Così a motivare la nostra scelta sono stati la grandissima attenzione per la lingua inglese, oggi assolutamente fondamentale e preziosa se viene insegnata presto, l’approccio al coding e alle nuove tecnologie, una bella biblioteca per riuscire a trasmettere anche attraverso la scuola l‘amore per la lettura e ultimo ma non ultimo, una particolare attenzione all’arte, alla musica e al teatro. Credo che stuzzicare la sensibilità dei bambini riguardo all’arte, alla musica classica, l’opera lirica e il teatro sia un enorme regalo per loro. Un bagaglio importante anche se inizialmente non lo sembra.

 

I problemi della scuola oggi

Se devo proprio essere sincera al 100% credo che il primo più grande problema della scuola in assoluto sia da attribuire ai genitori. Oggi è diventato davvero faticoso e difficile esercitare il mestiere di insegnante ritrovandosi sotto esame giorno dopo giorno e questo non da parte degli organi competenti. Chiaramente per noi genitori la scuola è un luogo fondamentale e importantissimo proprio perché sarà là che i nostri figli passeranno la più grande parte del loro tempo. Però credo sia proprio controproducente non fare altro che sollevare critiche ed essere diffidenti verso la Scuola in quanto istituzione.

In questi giorni mi sono imbattuta in modo del tutto casuale in alcune conversazioni riguardo al metodo educativo a scuola, nonché riguardo alla scuola stessa. Due discussioni mi hanno lasciato il segno più delle altre e riguardavano il fantastico mondo delle addette della “scuola nel bosco

 

La scuola nel bosco: perché?

Idealmente questo concetto di scuola partirebbe da un buon sentimento. La filosofia è quella di avvicinare il più possibile i bambini alla natura, insegnando anche loro come curare un orto, come piantare fiori, e incoraggiando la loro curiosità verso il mondo che ci circonda. Bello, tutto bello per carità. Ma come per ogni cosa quello che a mio parere non va bene è l’estremismo.

Il concetto di scuola nel bosco arriva dal Nord Europea e deriva da uno stile di vita che sebbene ha molti punti positivi è soprattutto di gran moda ultimamente (dal design al cibo, dai colori freddi alla filosofia Hygge e così via). Trattasi di scuole non riconosciute per legge sono oggi spesso autogestite con i fondi raccolti dai genitori che si occupano anche della “mensa” e di tutto ciò che occorre all’organizzazione scolastica. Il rovescio della medaglia è quindi fin troppo chiaro.

scuola nel bosco italia

Personalmente non sarei di base contro una scuola nel bosco (per quanto riguarda la scuola materna). Mi piace l’idea che i bambini vengano lasciati più spesso all’aria aperta (come per esempio succede in Francia dove anche se dovesse piovere i bambini andranno lo stesso a giocare fuori in cortile) così come mi piace questo approccio alla natura, all’orto, alle piante e alla manualità. Ma rimango dell’idea che queste attività dovrebbero accadere sì in tutte le scuole ma non essere l’unica via.

Ho discusso con alcune mamme che sostenevano che oggi a scuola, e fin dalla materna, i bambini fossero troppo sotto pressione. Che insegnare loro le basi della lettura all’ultimo anno di scuola materna fosse troppo, che a scuola i bambini venissero rinchiusi in gabbia e costretti ad entrare in un modello che non fa per loro.

Che i bambini dovrebbero essere lasciati liberi di imparare al proprio ritmo e liberi di giocare. E così, per molti genitori, la migliore alternativa alla scuola nel bosco (che chiaramente non è disponibile in tutta Italia) sarebbe quindi l’homeschooling, ossia la scuola a casa organizzata da un team di genitori oppure da un insegnante privato.

Perché scegliere homeschooling o scuola nel bosco

Ma davvero la migliore libertà che possiamo offrire ai nostri figli è quella di farli crescere emarginati, lontani dalla maggior parte dei bambini della loro età? Davvero riteniamo così nocivo rispondere alla curiosità dei bambini oppre stuzzicarla insegnando loro lettere, parole, prime basi della scrittura a 5 anni? Davvero immergerli in un contesto scolastico vorrebbe dire alienarli? Davvero possiamo ritenere dannoso lasciarli scoprire una prima lingua straniera, racconti, la nozione del tempo che passa nonché lasciarli cimentarsi in lavoretti vari?

Davvero siamo arrivati al punto di ritenere negativa una parola come “studiare”? Davvero è quello ma proprio quello che vogliamo per i nostri figli?

Per carità, crescerli in un ambiente rurale può essere una gran ricchezza, ma perché rifiutarsi di prepararli realmente al futuro che li aspetta domani? Perché non poter dare loro tutte le carte che possiamo avere a disposizione? Perché oggi “voler il meglio” per i propri figli si è rivelato essere il “voler il meno”?. Perché oggi a prescindere dobbiamo avere sfiducia nella scuola e diffidare dagli insegnanti? Perché non proviamo a fare squadra? Perché dobbiamo sempre vedere il marcio laddove non c’è?

Oltrettutto penso che non è tutto oro quel che luccica. Parlerei anche delle tante nuove scuole con metodo Montessori (può piacere o non piacere): siamo davvero sicuri che nonostante tutti quei soldi sia applicato davvero correttamente questo metodo?

Ieri ho discusso con una mamma, che insegna in una di queste “scuole nel bosco”. Mentre provava ad argomentare (senza però arrivare al sodo) non ho potuto fare a meno di notare il suo messaggio pieno di abbreviazioni e “K”. Un tripudio di “anke”, “nn” “ke” “pke” e così via. Lascio a voi la considerazione finale.

Aggiungo che vedendo tutto questo negativismo verso la scuola (e ricordiamo che i bambini sono spugne, che si impregneranno molto facilmente del nostro giudizio) non si può che pensare con ramarrico a tutti quei bambini molto meno fortunati dei nostri. Bambini provenienti di paesi del terzo mondo, dove studiare è più un “semplice” lusso. Bambini (e molto spesso bambine) ai quali viene negata la possibilità di crescere grazie alla scuola. Bambini che invece passano le giornate a fare “lavori manuali” (nella migliore delle ipotesi) ma che sognano di imparare a leggere e a scrivere e darebbero molto per essere seduti sui banchi di scuola.

Credo che molto spesso non ci accorgiamo della fortuna che abbiamo, e dell’immenso potenziale che abbiamo tra le mani per costruire il futuro dei nostri figli.

Potrei andare avanti per ore ma mi fermerò lasciandovi con una frase detta da mia figlia ieri (senza nemmeno farlo apposta):

Mamma, lo sai, è bellissimo essere bambini

-Davvero? Perché?

-Perché quando si è bambini si hanno tantissime cose da imparare e da scoprire.

-Mi diresti quali?

-Eh tipo imparare le lettere, imparare a contare, a scrivere le lettere grandi e piccole, insomma mamma, tipo quello che si fa a scuola no?

Come che si diceva? Ah già…

La verità esce dalla bocca dei bambini

 

 

By elise, 1 febbraio 2018
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