in Figli, Genitori e figli

Mamma di maschi si diventa?

  • 5 ottobre 2017
  • By elise
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Mamma di maschi si diventa?

Io sono nata mamma di femmine. Anche prima di avere una figlia femmina. Anche prima di diventare mamma. E sento di esserlo tuttora. Anche dopo un figlio maschio.

 

È come se per diventarlo avessi dovuto passare una specie di esame. Schivare la prima pipì sul fasciatoio, imparare a conoscere trattori betoniere, gru, scavatrici, pullman e camion vari.
Avrei voluto dedicare lui una bella lettera in occasione del primo compleanno ma è come se non fosse ancora passato abbastanza tempo. Come se quel ruolo ancora non mi appartenesse del tutto. Mamma di maschi si nasce o si diventa, a seconda di ciò che si sente dentro.

È vero quel che si dice sul figlio maschio?

È vero che ci si innamora perdutamente? È vero che i maschi siano più legati alla mamma? È vero che tutto cambia? È vero che i maschi sono diversi delle femmine?
Sì. È tutto vero. Me lo dicevano e non volevo crederci. Eppure è tutto vero. Il figlio maschio per quanto mi riguarda è legato alla mamma in modo particolare. Sembra quasi più vulnerabile, più bisognoso di attenzioni (anche se di attenzioni ne hanno bisogno tutti i bambini, ma lo manifestano in modo diverso). Non pensavo fosse vero, e a dirla tutta temevo davvero un rapporto “morboso” che sicuramente non fa per me. Sta di fatto che oggi davanti a lui mi sciolgo completamente e devo sforzarmi di portare avanti le mie idee sull’educazione, perché so, che cedere è un attimo. Basta uno sguardo, un sorriso. Il figlio maschio ti frega, ecco.

I figli si amano tutti in modo uguale?

La risposta è no. Attenzione, per questo non intendo che l’amore ha intensità diverse da un figlio all’altro. Io amo da morire entrambi i miei figli e non ho mai tenuto che questo potesse cambiare non appena ho saputo di essere incinta. Diciamo che è l’amore stesso a cambiare, mutare, adattarsi alle esigenze e al carattere di ogni bambino. Una cosa che potrebbe facilmente essere vissuta con i soliti sensi di colpa che ci contraddistinguono, ma che se capita e domata invece potrebbe essere una grande ricchezza.

Così, mentre con Sophia sono una mamma complice e piuttosto disinvolta, con Jules sono più protettrice e accuditrice. Con Sophia tutto è ed è sempre stato facile, innato quasi, naturale. Con Jules ho dovuto capire. Capirlo, capirmi, capirci. Ho dovuto superare non pochi ostacoli, la maggior parte dei quali imposti da me stessa.


E questo probabilmente non c’entra tanto con il fatto di essere “mamma di maschi” o meno quanto dalle aspettative che una si pone prima di diventare mamma?! Forse.

Forse un’altra avrebbe avuto più difficoltà nel crescere una figlia femmina mentre per qualcun’altra non avrebbe fatto in ogni caso alcuna differenza?

Può darsi.

Sta di fatto però che io personalmente ho dovuto ricredermi.

Ho dovuto accettare che gli altri “avessero ragione” (cosa complicatissima per me… in fondo questo figlio maschio è meglio di un analista).

Perché avevano ragione sì.

Il figlio maschio ti rapisce, ti conquista. C’è un legame davvero difficile da spiegare che va oltre la razionalità.

Ed è una cosa tanta bella quanto pericolosa. Questo perché va sempre secondo me tenuta a bada una parte di razionalità. Per poter offrire ai bambini delle basi solide con le quali poi crescere.

Bisogna quindi lavorare molto, adattare il proprio carattere, porre delle basi, per poi osservare ed imparare.

Mi dicevano anche “vedrai quanto è bello potere avere i figli di entrambi i sessi, notare somiglianze e differenze” ed è vero.

Maschi e femmine sono diversi?

Per quanto io possa essere d’accordo sull’abolizione degli stereotipi di genere, c’è qualcosa che va oltre. Maschi e femmine, spesso (non sempre) sono diversi sì nel loro approccio alle cose. Al gioco, agli oggetti. Pur non essendo mai condizionati in alcun modo.

E io ne ho un esempio lampante che racconto spesso. Jules si sa, è arrivato in una casa piena di rosa, di fiori, Barbie e bambole. Ed è quindi tutto naturale che lui voglia imitare la sorella, e giocare con i suoi giochi. Porta le bambole a spasso nel passeggino molto spesso, e non ci ho mai visto nulla di sbagliato. Anzi. Piccoli papà crescono!

Però c’è stato un episodio che mi ha fatto molto ridere. Nella loro cucina giocattolo, c’è un piccolo frullatore a immersione giocattolo, che si aziona schiacciando un tasto. Lui, attratto dal rumore dell’oggetto lo ha subito voluto. Dopo averlo guardato per qualche minuto, ha levato il pezzo finale, usandolo come se fosse un trapano.

Cosa che in ogni caso non ha potuto vedere dal papà (purtroppo, o per fortuna…) quindi qui non si tratta di imitazione.

Sembra il classico luogo comune invece è stato un gesto naturale nel gioco che ci ha fatto sorridere.

Io di più… finalmente avrò qualcuno che mi farà i lavori in casa…

By elise, 5 ottobre 2017
A te piccolo Jules
Invecchiare è...
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