in Genitori e figli

“Che mamma sono?”

  • 26 aprile 2018
  • By elise
  • 2 Comments
“Che mamma sono?”

Quando si è piccoli, ci si diverte ad immaginare la propria vita un domani, “da grandi”. Complice le serie tv per bambini, io sognavo di essere universitaria. Di andare al campus con due tre libri sotto il braccio, un make-up da discoteca, una piega sempre perfetta e di rimanerci un paio di ore per poi chiacchierare con le amiche in una cafetteria (e mi sono resa conto ben presto che la realtà fosse tutt’altra).

Poi ho iniziato ad immaginarmi da mamma. E stranamente nella mia mente compariva una casetta condominiale (allora francese) con un terrazzo rialzato e delle scale. Praticamente casa mia.

Diversa, certo, ma stranamente molto simile. Immaginavo un papà, allora molto sfocato, e una vita banale. Anzì, banalmente felice.

Farebbe molto fico dire oggi di essermi sempre immaginata all’altro capo del mondo, businesswoman a New York, buddhista su un’isola asiatica, viaggiatrice senza figli, oppure wonderwoman nel gestire un attico moderno, un marito creativo, designer e due figli trilingue. Eppure non è così. Non ho mai avuto altre pretese che una normalissima felicità. A volte mi è persino capitato di vergognarmene.

Oggi a volte mi capita spesso di colpevolizzarmi mentre i miei figli fanno una maratona di Peppa Pig o spargono mattoncini Lego per la casa.

Forse avrei dovuto portarli in quel laboratorio Montessori per bambini? Forse quella cooking class alle 9.00 del mattina avrebbe dato un qualcosa in più al nostro week end? Forse quelle due settimane di vacanze in Francia non sono abbastanza? Forse dovrei interessarmi ad un qualche campus estivo in cui far fare loro decine di attività?

Mica i miei figli cresceranno in modo scontato, banale, ORDINARIO?

Oggi sui social ho letto un confronto riguardo alla felicità delle mamme. Ma quella ricerca quasi ossessiva della felicità non è forse un po’ troppo legata all’etichetta che cerchiamo di darci?

Un giorno scrivevo che fossimo tutte “mamma qualcosa”. Oggi penso che in realtà, siamo noi a cercare intensamente un’etichetta che ci faccia sguazzare in un’apparente comfort zone. Fuggiamo il chaos e la confusione. Perché facciamo fatica a gestire più facciate contemporaneamente. “Non posso comprare bio e provare la cucina veg, se allo stesso tempo porto i miei figli da McDonald’s” o ancora “che figura ci faccio a fare shopping da Primark se ieri i miei figli indossavano quei favolosi look eco-ethic.chic?”

Ma in fin dei conti è così strano?

Qualche giorno fa io ho cercato di capire che tipo di mamma io fossi, e quale mamma vorrei invece essere.

Vorrei essere forte, molto più forte di quanto io lo possa sembrare. Vorrei essere multitasking per davvero e molteplicare i successi professionali senza tutta quella fatica che ho fatto negli ultimi anni (ah ah ah). Vorrei poter controllare tutto ed essere più fredda con chi mi sta intorno. Meno implicata. Più cinica.

Quella che sono invece è molto più banale. Sono casinista ed incasinata. Sono quella mamma che si dimentica di pagare il saggio di danza e di portare a scuola le scarpe per la ginnastica. Quella che arriva in ritardo, i capelli per aria. Quella che non ha mai tempo per il parucchiere e si cura invece del giudizi degli altri (che arriva, eccome se arriva, non direttamente ovvio, ma a me arriva sempre tutto). Sono quella che a volte legge velocemente la favola della buonanotte per arrivare puntuale davanti alla tv e godersi almeno una volta a settimana il programma preferito.

Sono quella che in valigia dimentica sempre qualcosa. L’ultima volta i pannolini… La volta precedente tutte le mutande. Olè!

Sono quella che puntualmente riscrive le regole di casa. Che cerca una linea guida e poi cede alla richiesta dei plasmon prima di cena, di nascosto dal papà.

Sono quella che lascia i figli dai nonni tutto il giorno per dedicarsi al lavoro, e combatte con i sensi di colpa e la nostalgia ogni qual volta che passa davanti ad un loro giochino abbandonato per casa.

Sono quella che durante un’intervista ha dichiarato (e molto sinceramente) “prometto di lasciare i miei figli seguire i propri sogni, anche se questo significherà lasciarli volare dall’altra parte del mondo”.

Ma sono anche quella a cui è scesa una lacrima durante una trasmissione sulla ricerca di un casale in campagna. Quella che più di ogni cosa, più del successo, più di tutto nella vita desidera una casa con una grande cucina, per ospitare tutta la famiglia a Natale.

Quella che scherzando ha detto a Sophia: “vero che quando sarai grande tu verrai sempre da me per Natale?”

Quella che tra poco, dovrà rettificare il tiro, insegnando a sua figlia che “la vita è sua e dovrà essere lei stessa a decidere come viversela”.

Sono quella che ha pianto settimane sapendo di aspettare un maschio, e sempre quella che ieri ha pensato: oh poveri noi, se Jules un giorno dovessi sposarsi con una donna, spero di non farmi troppo odiare…”

“Verrai anche tu da me a Natale vero Doudou?”

Lui per tutta risposta ha riso e mi ha fatto una pernacchia!

 

 

By elise, 26 aprile 2018
  • 2
2 Comments
  • Anita
    26 aprile 2018

    Sei una mamma favolosa. Basta guardare gli occhi di Jules o Sophie e vedere quanto sono felici. Mi consola che sei cosi “distratta ” perché ogni volta che dimentico qualcosa nella valigia (è sempre cosi) mi sento una mamma snaturata (per non parlare delle ricerche su google “sintomi dell Alzheimer “) e invece, forse forse, sono normale. La felicità è nelle piccole cose e tu, sicuramente, hai trovato il modo per esserlo e per far felici Jules e Sophia

    • elise
      27 aprile 2018

      Tesoro grazie… <3 Hai ragione: la felicità sta nelle piccole cose. Troppo spesso ce ne dimentichiamo (oltre a dimenticarmi delle cose importanti da mettere in valigia! ahah)

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