in Parto

Il mio VBAC e la nascita di Lola Rose

  • 8 Aprile 2019
  • By elise
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Il mio VBAC e la nascita di Lola Rose

Prima di tutto mi preme fare una doverosa premessa: non fidatevi della luna! Cambio di luna, luna crescente, luna piena, super luna… Io questa volta mi sono fidata. Del telegiornale, e delle tante telefonate delle amiche della suocera (vedrai!!! nascerà tra il 20 e il 21, c’è la super luna!!!)

Quella notte non ho dormito, sperando in un miracolo (il 20 era oltrettutto la mia data favorita) ma nulla. In realtà è andato tutto secondo copione…

20 marzo. Quarantesima settimana. DPP (data presunta parto). Termine del nostro viaggio, e secondo visita in ospedale per ecografia e monitoraggio. “Una mamma lo sa” dicono. E infatti questa volta lo sapevo già. Mentre l’ostetrica esegue l’ecografia di routine, ad un certo punto si ferma, esita, rifa un calcolo. Guarda la dottoressa, chiede un consulto. Arriva la dottoressa che prende in mano le operazioni e prima che apra bocca le chiedo conferma: troppo liquido vero?

-Sì, proprio così… Non è la prima volta che le succede?

-A dir il vero è sempre successo, per entrambe le mie prime gravidanze. Il mio primo parto è stato indotto, proprio per quello.

-Già, mi sa che procederemo allo stesso modo anche questa volta…

Benissimo, io non vedevo l’ora.

Come l’ho detto più volte ho davvero molto idealizzato questa terza (e probabilmente ultima) gravidanza. Doveva finire in modo perfetto quella che dall’inizio era andata in modo perfetto. Una terza gravidanza meravigliosa, facile, snella, piena di gioia. L’idea di rivivere un’induzione, proprio come la prima volta mi ha rasserenata, convinta io, di replicare il parto idillico di Sophia (sì sì ho proprio messo le parole “idillico” e “parto” nella stessa frase, tutto regolare, nessun errore!)

Ho subito messo però le mani avanti, annunciando le mie volontà e aspettative per questo terzo parto: “per quanto possibile, desidero fortemente evitare il cesareo“.

Quello che vogliamo anche noi, stia tranquilla” ha risposto la dottoressa “Nel suo caso ci sono tutte le condizioni per un VBAC

VBAC parto vaginale dopo cesareo

Sapete quante volte ho sentito “ah ma non fai in automatico un altro cesareo?

Tante. Tantissime. Tra chi poi rispondeva stupito che non pensava fosse possibile, chi mi confidava di aver “paura per me” e chi mi guardava incredula scuotendo la testa “hai la FORTUNA di poter far un cesareo senza storie, non capisco proprio perché vuoi soffrire“.

A questo punto della storia, eviterei ogni tipo di considerazione sul cesareo e per chi se lo fosse perso inviterei a leggere questo post.

Dal canto mio invece avevo la FORTUNA di poter partorire di nuovo e sentire davvero nascere mia figlia. Un’emozione unica alla quale non ero pronta a rinunciare.

Ho firmato ogni consenso possibile ed inimaginabile. Dalla trasfusione di sangue qualora ce ne fosse bisogno fino alla rottura delle membrane da parte delle ostetriche. Idealmente certo, avrei voluto il parto più naturale possibile. Concretamente però l’unica mio chiodo fisso era di evitare un altro cesareo. In sostanza ho detto loro: fatemi tutto ciò che volete, pur di evitarmi un cesareo!

La dottoressa mi da quindi appuntamento per il giorno successivo e concordiamo per un’induzione con il metodo della fettuccina, tecnica compatibile con il mio “tanto liquido” e con il precedente cesareo. Mi spiega infatti che altri metodi di induzione potrebbero essere troppo “violenti” per la cicatrice sul mio utero in seguito al taglio cesareo.

Io ovviamente mi fido (non sono di certo io ad aver studiato medicina) e via di fettuccina (io la preferisco al ragù ma va bene uguale). Guardo Giorgio che era lì con me. Tra uno o due giorni, avremo la nostra bimba tra le braccia!

Siamo usciti dall’ospedale emozionati, un po’ scossi e felici.

Parto: induzione con fettuccina

L’idea dell’induzione però ha mosso in me due sentimenti contrastanti. Da una parte la comodità del potermi organizzare per bene prima di recarmi in ospedale per i miei due bimbi grandi (via di telefonate alle nonne, e preparazioni varie in casa). Dall’altra, la consapevolezza di salutare i miei bambini il giorno dopo lasciandoli a scuola, e di rivederli poi in ospedale con la sorellina.

Il 21 marzo è stato segnato dalle lacrime. Le lacrime soffocate salutando Jules e Sophia. Le lacrime ad ogni messaggio ricevuto e ad ogni domanda “non stai pubblicando più nulla su IG è per caso nata???”

Ho mandato messaggi vocali interminabili alla mia migliore amica, sentito la mia amica ostetrica per i consigli dell’ultimo minuto e per aggiornarla sulla mia situazione e poi per calmarmi ho fatto la doccia. Anzi, tre docce.

Ho fatto una piega (mica potevo andare a partorire con i capelli non in ordine giusto???)

Ho ricontrollato le borse per l’ospedale e preparato il fiocco da appendere alla porta della camera.

Ho aspettato Lui, e poi, con calma, siamo andati.

Appuntamento in pronto soccorso, accettazione, monitoraggio ed ecografia e via in camera.

Camera 208. Quella di fronte a quella in cui sono stata per Jules.

Ho infilato la camicia da notte, convinta che al terzo figlio questa induzione sarebbe poi andata abbastanza veloce (ah ah ah…) e via di monitoraggio con una bambina che, complice il tantissimo liquido e l’effetto “piscina” non smetteva di muovere un solo secondo, per poi passare alla “fettuccina” (un lungo laccio di tessuto).

Verso le 23.30 Giorgio è tornato a casa, lasciandomi in preda all’ansia. “E se nasce al volo stanotte??? Ce la potrai fare ad arrivare in tempo???” (Ah ah ah…)

Quella notte non ho dormito, segnando sul mio moleskine ogni piccola contrazione.

Ho aspettato l’alba con ansia.

In prima mattina è arrivato Giorgio, verso le 7.30 e poco dopo ci siamo trasferiti in sala parto.

Sala Margherita.

Vbac e parto indotto

È arrivata Virginia, l’ostetrica che ci avrebbe poi seguito per far nascere la nostra bambina. Dolce, sorridente, positiva, mi è piaciuta subito.

Io ero pronta. Prontissima. Le contrazioni, complice l’induzione sono arrivate subito forti e molto (mooolto) riavvicinate. Ho chiesto l’epidurale, non tanto per il dolore (sopportabilissimo) quanto per avere un po’ di tregua tra una contrazione e l’altra e non arrivare alla fase espulsiva completamente senza forze. In quel momento si è palesato il mio miglior amico: l’anestesista.

Epidurale fatta (a fatica date le contrazioni una dopo l’altra), inizio a vedere il Nirvana quando avviso le ostetriche: sto rompendo il sacco. Anzì no… mi sa che sta uscendo quasi per intero!!! La sensazione per farvelo capire è stata quella di un palloncino gonfiabile riempito con acqua tiepida che usciva e mi cadeva lungo le gambe. Prima che riuscissi a chiedere delucidazioni su quella strana cosa (ero abituata al potente SPLASH del mio tantissimo liquido sul pavimento) ho sentito all’improvviso tanti bip vari. Ho visto facce preoccupate e visti accorrere in sala parto decine di persone tra ostetriche e medici.

Paura. Panico. Che succede???

Niente, in quel caso la priorità per i medici non è quella di risponderti e farti un corso accellerato di ostetricia quanto ovviamente correre ai ripari, capire e risolvere la situazione che, visti i loro visi, non doveva essere delle più piacevoli.

Ho iniziato a sudare. Tanto, tantisimo. A tremare e piangere dalla paura.

Mi hanno sdraiato, i rumori delle macchine si sono attenuati e sono venuti da me spiegandomi quanto accaduto. Il sacco essendo uscito praticamente per intero e in modo molto veloce, questo ha fatto si ché la mia bambina “cadesse” velocemente, proprio come se fosse precipitata all’indietro da una sedia. Un piccolo grande choc per il suo cuoricino che ha creato un grande panico.

Panico raddoppiato al momento in cui, arivando da me, i medici tra le tante cose hanno gridato “preparate le sala operatoria”

Invece la situazione si è tranquillizzata, la mia bambina si è dimostrata forte e determinata.

Il monitoraggio ha ripreso in modo sereno, la piccola si era ripresa, e iniziò a riprendere colore anch’io. Ad aiutarmi parecchio anche l’epidurale, ma soprattutto la gentilezza dell’ostetrica che mi portava tè zuccherato al limone per tirarmi su, fette biscottate con marmellata di ciliegie (non ho mai apprezzato così tanto la marmellata di cilegie, io che non la mangio proprio mai)

Vbac: il travaglio

Da questo momento ho testato un sacco di cose: travagliare in piedi, abbracciata a lui tipo ballo lento, la palla (che mi è piaciuta un sacco) e numerosi posizioni prima di tornare a quella più “tradizionale”.

Il medico è tornato a trovarmi per assicurarsi che stessimo bene io e la bambina. Ho ribadito a lui la mia paura del cesareo “faremo il possibile, glielo prometto! Comunque questa cosa dovrebbe raccontarla a chi chiede il cesareo come se fosse una strada facile per partorire” mi risponde. “Non si preoccupi guardi… io sono la prima a raccontare quanto sia brutto il cesareo!!! Anzì… non lesino sui dettagli!” risposi.

Scherzi a parte, si congedò ricordandomi però che il mio travaglio avrebbe lo stesso avuto un orario limite. Indicativamente non oltre le 17.30, orario dopo il quale sarebbe stato necessario, anzi, doveroso fare un taglio cesareo.

Parte il “tic tac” nella mia testa e mi impegno a spingere. Mi impegno davvero tantissimo ma mi rendo conto che forse, avrei dovuto rifiutare l’ultima dose di epidurale. Sento le contrazioni sì, ma non più quel bisogno di spingere.

L’ostetrica mi aiuta, Tanto. Tantissimo. Mi supporta e mi incoraggia più di una tifosa in curva. Suso. Di nuovo. Ho caldo ma tremo. Ecco, è Giorgio che ha smesso di farmi aria per farla a sé stesso. Lo rimetto sulla retta via.

Si ricomincia a spingere.

Con determinazione, ma un po’ a caso. Nonostante i miei tifosi (nel mentre sono arrivate altre due ostetriche: “vi diamo fastidio? Perché c’è un momento di calma, se vi va vi aiutiamo qui, siete le nostre preferite!” – “no no state pure, non si è mai troppi se è per incoraggiare, chissà che mi portiate fortuna!”)

Si spinge di nuovo con i cori da stadio “vai vai vai che sei bravissima, dai dai dai” (avrei dovuto registrarli per riascoltarmi quando sono giù di morale)

L’ostetrica si ferma e mi accarezza la testa: “Lola ci sta facendo capire che è un po’ stanca. Si sta affaticando. Bisogna cercare di farla uscire presto… se no dovremmo poi agire diversamente, lo sai..”

“S’, già lo so… ma sappi che se dopo tutta sta trafila devo far il cesareo mi metterò a piangere come una bambina!” rispondo io.

“Anch’io credimi” aggiunge lei.

Vai che ormai siamo un team io e lei. Beh anche Giorgo dai, che continua a farmi aria da dietro perdendo colpi ogni tanto ma oramai son le 16,30 e per due che pensavano di sbrigarsela al volo effettivamente si sta facendo un attimo tardi.

Quasi alle cinque un dottore mi preme sulla pancia con un braccio (che sia la famosa manovra di Kristeller? Non so… so solo che non è stato per nulla doloroso ed è durato un secondo e mezzo).

E poi il verdetto: Elise, ti dobbiamo aiutare con la ventosa. Si sta facendo tardi, dobbiamo far nascere questa bambina.

Parto con ventosa

Io, sempre determinata a far qualunque cosa per evitare il cesareo, ho accettato la ventosa (non senza tirar un paio di accidenti all’infermiera che dopo il mio cesareo mi disse: “eh va beh signora, se fa il terzo nascerà con la ventosa così le avrà provate tutte… ah ah ah!).

Con la ventosa quindi, e dopo un paio di spinte (nonostante tutto è stato bello poter essere parte attiva anche in questa fase) alle 17.04 è nata Lola Rose Nicole.

parto indotto vbac

3.045 kg, 50 cm.

Un sacco di capelli biondissimi quasi trasparenti.

Una testa un po’ a pera (a causa della ventosa).

Alle 17.04 è nata Lola Rose facendomi scoppiare in un pianto liberatorio, felice. Un pianto di gioia e di gratitudine.

Nonostante un cordone piuttosto corto (???) ho afferrato la mia bambina e l’ho stretta contro il petto. Il papà, emozionatissimo, ha tagliato il cordone e ci ha abbracciato.

Tra un singhiozzo e l’altro io volevo solo dire grazie.

Grazie a tutta la formidabile equipe che ci ha seguito (e che ha saputo distrarmi e farmi ridere mentre – purtroppo – mi hanno messo qualche punto), grazie per essere finalmente riuscita ad avere il mio riscatto, ad avere un parto – anche se più complicato – bello come il primo.

Grazie alla vita per tutto questo.

E da oggi tornerò a mangiare la marmellata di ciliege, che da quel 22 marzo 2019 è entrata nella top ten dei miei spuntini preferiti.

vbac dopo cesareo

 

 

 

Foto di copertina: Martina Sollai Photography

 

 

 

By elise, 8 Aprile 2019
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