in Nome

Nome: chi deve scegliere quello del bambino?

  • 12 Ottobre 2017
  • By elise
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Quando si aspetta un bambino, una delle prime domande che viene fatta, ancora prima di “sarà maschio o femmina?”, è “come lo chiameremo?”. La scelta del nome è una delle tappe fondamentali più delicata che ci sia. Delicata perché molto spesso dietro a questa tappa si celano discussioni, litigi e rancori mai chiariti.

 

Ha fatto molto discutere l’intervento dello psichiatra Raffele Morelli che afferma senza alcun dubbio: il nome del bambino lo deve scegliere solo la mamma. Secondo lui, “ogni suono è una vibrazione dell’anima e nessun rapporto sarà più profondo di quello creato attraverso nove mesi di gravidanza”. Nonostante quello però il professionista resta convinto che sia molto importante coinvolgere attivamente il futuro papà, limitandosi però a lui, e non a tutta la cerchia famigliare.

Il nome del bebè lo deve scegliere la mamma

Il Nome a casa nostra è sempre stato un tasto dolente. Ne parlavo proprio qui.

Dall’età di 15 anni, forse addirittura prima, sognavo una figlia femmina per poterla chiamare Lola. Un nome che non era legato a nessuna moda, a nessuna donna in particolare. A nessun ricordo. Un nome con il quale ho sentito subito di avere un rapporto particolare, semplicemente per il suono che ne deriva. Per la sua pronuncia corta, dolce, piacevole. Un nome che ho sentito mio subito. Durante la mia prima gravidanza purtroppo, debbi far fronte a numerosi litigi con lui, che me lo bocciò in un istante.

Certo mi rendo conto anch’io che forse gli italiani non erano pronti. Così come forse anche la sua famiglia che lui scelse di ascoltare.

Rinunciarci fu per me allora devastante. Provai a fargli cambiare idea fino ad un’ora dopo il parto. Ma non c’era verso.

Abbiamo, ha scelto Sophia. Un nome che mi piaceva, ma senza quella scintilla che avrei dovuto provare pronunciandolo. Eppure ci ho provato. Ci ho provato sul serio. L’ho scritto e riscritto su centinaia di fogli che tutt’ora conservo. L’ho scritto a mano un milione di volte. Con tutte le calligrafie possibili e immaginabili.

In corsivo, in stampatello. L’ho scritto con cura e poi più velocemente. Con lettere tondeggianti o più fini.

L’ho pronunciato, l’ho sussurrato.

Il nome di mia figlia oggi mi piace sì. Ma avrei preferito fosse meno gettonato. Lo sapevo già allora che sarebbe stato gettonato. Ma per me era troppo difficile concentrarmi e trovarne un altro che potesse piacere ad entrambi. Forse perché in fondo non me ne piaceva nessun altro.

Durante la seconda gravidanza mi sono fatta forza. Mi sono impuntata e ho preteso di sceglierlo io. E sì, lo ammetto: sono stata egoista. Senza troppi senzi di colpa.

Ho scelto un nome che mi è “arrivato” dritto al cuore prima di un’importante ecografia. Per me non c’era alcun dubbio. Quello doveva essere il suo nome.

 

Il nome gioca un ruolo nella relazione mamma/bambino?

Tutti noi credo abbiamo spesso l’abitudine di dare nomignoli o soprannomi ai propri figli. E io non faccio eccezione.

Sophia è stata prontamente rinominata Poussinou. Poi Pirounou, poi bebinou, polletto…

Jules invece ha iniziato con un classico “Petit Frère” per poi essere chiamato dalla sorella “Doudou” (ad oggi è il nomignolo più usato), “ladino”, “panino” (non chiedetemi perché), dadino. Da me invece bébé Jules, piccolo Jules, “petit jules”.

Questo perché soffermandomi a pensare, non ho potuto che fare una considerazione: nei nomignoli che do ai miei figli, nel caso di Jules il suo nome è sempre molto presente, mentre per Sophia, no.

Questo, forse, perché nel caso di mio figlio sono stata io a scegliere il nome. L’ho sentito subito mio, è un nome di cui mi sono innamorata in un istante. Un nome che amo pronunciare alla follia. E infatti, potrei ripeterlo all’infinito.

Nel caso di Sophia, tutt’oggi trovo sia un bellissimo nome che le sta oltrettutto molto bene. Ma rimane un nome che non mi provoca particolari emozioni. Questo ovviamente non va ad intralciare la relazione che ho con mia figlia e l’amore che provo per lei, sia chiaro. Ma indubbiamente, con il nome in sé ho una relazione più distaccata.

Tutta questa riflessione per darvi un consiglio davvero spassionato: non fate appello a terzi per la scelta del nome dei vostri figli. Coinvolgete il papà, ma pensateci bene. Sceglietelo con cura e attenzione. Imponetevi anche. Prendete tempo. Il nome dei nostri figli deve partire dal cuore.

Cosa ne pensate?

 

By elise, 12 Ottobre 2017
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