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Gravidanza | La scelta del nome

  • 4 Novembre 2015
  • By elise
  • 2 Comments
Gravidanza | La scelta del nome

Anche se sono volutamente rimasta vaga fino all’ultimo, il nome del piccolo in arrivo era già stato scelto da un pezzo. Ed è stato lui a sceglierlo!

 

A te piccolo mio: Se fossi stato femmina ti saresti chiamato Lola.

E sì, lo so che molto probabilmente quel nome farà rabbrividire il 90% dei lettori di questo post ma tant’è. È da quando ho 10/11 anni che sogno di avere una figlia femmina, e di chiamarla Lola. E anche col trascorrere degli anni, questo nome mi è sempre piaciuto, mi è sempre rimasto in mente, come una certezza.

Sì, lo so: una figlia femmina io ce l’avrei già. Peccato che nonostante le 13 ore in sala parto, Lui mi abbia lo stesso messo un veto irremovibile su quel nome.

Aggiungendo poi, constatando la mia delusione una volta il nome registrato, “va bene dai… la prossima la chiameremo così, te lo prometto“.

Peccato che la prossima è stata il prossimo.

Dicevamo: Ti saresti dovuto chiamare Lola Rose, oppure Lola Nicole. Ma tu hai deciso di essere maschio.

Benissimo.

Il nome lo scelgo io.

Una lista tra l’altro, ce l’avevo già. Perché bensì puntassi sulla femmina, non appena abbiamo deciso di fare un secondo figlio, ho voluto farmi trovare preparata anche in caso di pisellino. Così, un pomeriggio, su una sdraio della spiaggia di Milano Marittima, ho stilato una lista di nomi.

Francesi.

Sì, perché se pure maschio dovevi essere, in controparte volevo quanto meno potere sentire mio il tuo nome (anche se forse è un controsenso).

E da lì, via alle solite menate.

Un  nome francese sì, ma doveva essere facilmente pronunciabile anche in italiano.

Aurélien, Florian, Adrien, Léon?

Troppi suoni nasali.

Louis?

E se mi pronunciano la “s” finale? No no no…

Per qualche settimana ti saresti dovuto chiamare Mathias. Ma poi il papà diceva Matthias. Io Mathias. Lui Mattia? Io no basta. Cambio!

Ad un certo punto Lui se n’è anche uscito con “Javier“.

Ah sì come no. Facile facile eh?

Ci sono stati poi Paul, Joseph, Jean….

E poi Raphaël. Bello Raphaël. Più lo pronunciavo e più mi piaceva. Sì ma l’ortografia?

Si può dare ad un povero bambino un nome con un carattere speciale manco presente su una tastiera Qwerty?

Già me lo immaginavo maledirci ogni volta che sarebbe dovuto andare a fare un documento.

E senza parlare di quel “ph” già sperimentato con Sophia…. Ho conservato certi biglietti indirizzati a Soffia, Sofiah, Sofhia… Insomma basta con il “ph“.

E poi c’è stato quel giorno della traslucenza nucale. Quell’ecografia durante la quale abbiamo scoperto di essere in attesa di un maschietto.

Ricordo ancora quei lunghissimi minuti in sala d’attesa prima di essere ricevuti dal dottore. Ricordo ancora quella parete verde, sulla quale erano appese due cicogne. Una portando un fagottino rosa, l’altra uno azzurro.

Io in quel momento in fondo già sapevo che tu fossi maschio. E sempre in quel momento, mi è arrivato in mente un nome, che non era mai stato “in lista”.

Jules.

Me lo sono ripetuto un po’ in testa. L’ho pronunciato a voce bassa. Sussurrato. E poi a voce alta.

Jules.

Ecco. Era quello il tuo nome. Ed ero certa che lo avevi scelto tu.

Jules.

Corto, dolce e acidulo.

Jules. Che anche se pronunciato “all’italiana” rende bene lo stesso.

Jules. Anche facile da scrivere.

Certo. Il papà storce il naso ogni volta che “J? Ju come Juventus?

Ma fa nulla.

Era fatta. Era facile. Mi piaceva da morire.

Così  abbiamo, ho, hai scelto. Perché quel nome, piombato dal nulla non poteva essere altro che un tuo segno, me lo sentivo.

Il papà lo pronuncia con la “u” all’italiana. La sorella maggiore invece “Zules“. Ma fa nulla perché fino alla fine per tutti è stato chiamato “petit frère“.

Abbiamo scelto di tenerci il nome per noi, fino alla nascita. Questo per evitare lo stress subito durante la prima gravidanza. “Ma allora il nome?” “A me non piace!” “Ma un  nome italiano?” “Eh qui siamo in Italia!” “Perché non la chiami Benedetta? mi piace così tanto!” (e perché non ti fai i c… tuoi???) “oh non la chiamerai mica Lola eh“…

O ancora a Lui: “oh non lasciarla chiamarla in quel modo! Imponiti!

Per petit frère alcuni ci hanno riprovato. “Lo DEVI chiamare con un nome italiano…. perché qui SIAMO IN ITALIA

OK. La prossima volta (se mai  ci sarà perché un altro cesareo anche no!) terrò per me persino il sesso. Potessi, terrei segreta pure la gravidanza.

Ma chissene… Il nome era scelto, deciso, e piaceva pure a Poussinou.

Un nome corto, facile.

E poi in ospedale mentre le infermiere del nido riportavano i pupi in camera: “E’ arrivata Alessia!” “E’ arrivata Giulia!” “E’ arrivato Alessandro“, “E’ arrivata Viola“, “E’ arrivato il 209!

Li mortacci……. !

By elise, 4 Novembre 2015
  • 2
2 Comments
  • Sandra
    27 Aprile 2018

    Idem, coppia franco-italiana, cognome italiano quindi per forza il nome doveva ricordare le origini oltre alpine, primo figlio maschio Pierre e ancora ci sta(come PR giusto??? grrrrr), il secondo Jean. sempre J di Juventus ma poi alla maternità ho sentito il mio Jean chiamato Jin (come i pantaloni) no comment…..è cosi difficile? 🙂

    • elise
      27 Aprile 2018

      Ciao Sandra! Che bello, anche voi coppia franco-italiana? Ebbene sì… mi spiace ma purtroppo è “così difficile”! Non ti dico come chiamano il mio Jules….. Ho scartato Louis perché temevo la S finale, ma in ogni caso la pronunciano lo stesso anche con Jules! C’è chi lo ha persino chiamato Jesus… Ma perché? (Bello, bellissimo Jean, è il nome di mio nonno ed è stato in ballo un bel po’ questo nome!)
      Bellissimo anche Pierre. Al di là di PR (poveri noi) forse è più semplice per gli italiani! In ogni caso… io mi chiamo Elise ma tutti mi chiamano Eloise oppure Denise………….

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